Il lavoro manca o mancano i lavoratori?

Questa domanda, forse articolata in modo un po’ brutale, rischia l’inafferabilità del proverbiale “è nato prima l’uovo o la gallina?”.

Tale rischio però scompare davanti ad un’evidenza oggettiva: il Rapporto Excelsior di Unioncamere relativo alla situazione occupazionale del 2018 (il rapporto è uscito nel 2019): per le imprese che nel 2018 hanno aperto ricerche di lavoratori, in un caso su 4 è stato difficile reperire il personale. Il disallineamento ha riguardato il 26% dei 4,5 milioni di contratti di lavoro che si volevano stipulare nel 2018, cioè 5 punti percentuali in più dell’anno precedente.

Per i giovani la situazione non migliora affatto, anzi, la difficoltà media di reperimento aumenta al 28%, con punte addirittura del 62% per quanto riguarda gli specialisti in scienze informatiche, fisiche e chimiche.
Seguono lo stesso trend anche i profili dirigenziali e le professioni intellettuali e scientifiche ad elevata specializzazione per cui il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro raggiunge il 40% delle ricerche.

Si potrebbe quindi affermare che se è vero che in un contesto economico sempre a rischio non esiste una forsennata corsa all’assunzione, è vero anche che in molti casi è davvero difficile trovare personale formato alle esigenze di precise figure professionali. Questo aspetto del mercato del lavoro si chiama mismatch, ovvero il disallineamento fra domanda e offerta.

La leva naturale per contrastare il mismatch è la formazione. Questa “leva” dovrebbe essere il naturale compendio dell’istruzione scolastica, operando sull’affinamento di competenze che servono veramente alle aziende.

Queste ultime, le aziende, però dovranno progressivamente assumere un ruolo di guida, pretendendo dalle Amministrazioni locali (la formazione professionale è – per Costituzione – ambito delle Regioni) e agli organismi formativi cui la Regione ha concesso l’accreditamento, azioni formative che preparino i cittadini disoccupati alle competenze tecnico-professionali (ma anche trasversali) di cui c’è più bisogno.

La Regione Toscana è piuttosto avanti in questo tentativo di allineamento: recentemente ha messo sul piatto finanziamenti che perlopiù arrivano dall’Unione Europea per una formazione che sia in grado di superare il divario.

In conclusione le aziende volenterose di dare una mano alla lotta contro il mismatch dovrebbero semplicemente esplicitare anche alle agenzie formative (come MS Formazione) quali figure potrebbero diventare centrali nel breve o nel medio periodo; di quali professionalità hanno o avrebbero davvero bisogno.